Introduzione

Premessa

Questo documento nasce come supporto agli addotti ed eterizzati che segue l’Associazione Laris, e comunque a chiunque scopra di avere interferenze aliene e necessiti di comprendere presto, e senza impazzire cercando tra mille documenti, quel che gli sta succedendo.

Come ricercatrice ho perso ormai da molto il conto delle volte che mi son trovata a rispondere a domande di addotti che mi chiedevano la causa di certe loro esperienze, o di segni fisici che si erano ritrovati, di fobie, oppure di comportamenti avuti che consideravano assai bizzarri… Venivano da me non sapendo proprio da che parte andare a parare per avere le risposte che gli servivano. Se è vero che certe informazioni sono ampiamente riportate nella letteratura sull’argomento infatti, altre restano ai margini, e non è semplicissimo venirne a conoscenza, essendo contenute in libri non ristampati da tanto tempo in Italia, oppure disponibili solo in inglese. In genere poi si trovano distribuite nei racconti che gli autori fanno dei casi che hanno seguito, e non tutte insieme come qui. Personalmente reputo sia molto importante invece fornire materiale di facile consultazione affinché un soggetto capisca che cosa gli è successo: comprenderlo è il primo gradino per affrontare la situazione. Un altro frangente in cui ci si trova a cercare quali vicissitudini caratterizzano la vita degli addotti è quello in cui si cerca di decidere se si può esserlo in prima persona, oppure quando si stanno raccogliendo informazioni per dare una mano a qualcun altro a comprendere se lo è. Seguono appassionati dell’argomento o semplici curiosi, che troveranno certo interessante ciò che abbiamo scritto, ma mi preme sottolineare che questo documento è pensato per chi ha a che vedere da vicino col problema, e cerca di capire “che cosa è successo”.

Si tratta di un lavoro molto completo realizzato a più mani, da ricercatori o divulgatori dell’Associazione, e ci siamo messi a spiegare tutto in maniera semplice ed estesa, non dando per scontato nessuna conoscenza pregressa: come se avessimo avuto davanti una persona che partendo da zero doveva essere in grado di comprendere i concetti fondamentali sui rapimenti alieni. Qua e là abbiamo cercato di dare qualche consiglio personale derivante dalla pratica sul campo, ed un po’ di supporto morale. Quest’ultimo è importante, perché sappiamo benissimo che i libri sulle adduzioni sono impegnativi da leggere, alcune persone si spaventano ed abbandonano dopo le prime pagine, rimandando l’affrontare il problema per anni, per poi dirsi a tempo debito: “Ci avessi pensato prima… non avrei vissuto mezza vita spaventato da questi esseri”. Consapevoli di ciò, non è stato inserito appositamente nel testo nessuna immagine che potesse scatenare reazioni di panico nei nostri lettori.

All’inizio troverete alcune domande e risposte che delineano un quadro generale del fenomeno, successivamente 100 (ma prendiamolo come numero simbolico, ne aggiungeremo fin dove ce ne servono) esperienze o segni caratteristici di chi lo vive in prima persona, estrapolati tra quelli che ritenevamo più significativi. Abbiamo spiegato tutto: dai fattori fisici, a quelli psicologici, alle paure ricorrenti, a bizzarrie che si notano nell’ambiente…

L’ottica in cui abbiamo portato avanti questo lavoro è quella di chi si augura che il lettore che si rispecchi nel problema voglia anche liberarsene. Pure chi decida di continuare ad essere addotto troverà molte informazioni utili a capire ciò che sta vivendo, ma nessuno degli operatori che hanno partecipato augurerebbe nemmeno al suo peggior nemico di restare a fare da burattino a questi esseri, che rovinano davvero a 365 gradi la vita delle loro vittime.

I 100 punti che troverete elencati contengono spiegazioni tratte dagli studi maggiori esperti mondiali del campo: il Padre della materia, l’artista Budd Hopkins, che per primo studiò il fenomeno, il Professore di Psichiatria di Harvard John Mack, il Professore di Storia degli UFO Davis Jacobs, la scrittrice Karla Turner, un’ ex addotta che cercava di capire cosa le stesse succedendo per aiutare se stessa e gli altri, il Professore di Chimica Organica Corrado Malanga. Abbiamo aggiunto quelle risultanti dai nostri studi, che al momento molti indicano come la ricerca più all’avanguardia al mondo sulla liberazione dai rapimenti alieni.

Bisogna comunque considerare che tutti i ricercatori sono andati avanti partendo da studi pregressi: ci siamo tutti formati sui testi di chi c’era prima di noi, e tutti abbiamo basato le nostre analisi su scoperte che partirono dal padre della materia, che fu il primo ad esempio a dire al mondo che gli alieni stavano creando ibridi, approfondendo poi ciascuno in una direzione specifica. Ogni nuovo ricercatore porta ricchezza alla visione di insieme della problematica, che è ben lungi dall’essere stata sviscerata in ogni suo aspetto, così come siamo ancora lontani dall’aver liberato ogni interferito del pianeta. Lavoro da fare ancora ce n’è tantissimo.

In questo libro quindi troverete solo informazioni derivate da studi approfonditi su centinaia o migliaia di casi, portati avanti da persone serie. Del resto ormai materiale ne abbiamo in abbondanza: la ricerca sulle adduzioni va avanti dagli anni ’60, e sono state accumulate montagne di dati ed un certo numero di teorie che cerca di spiegarle… A questo proposito, ci terrei a sottolineare che se gli autori che ho citato possono differire nelle loro opinioni riguardo ad altre parti della materia, concordano invece su quali segni ed esperienze caratterizzano ed identificano un rapito. Molti fattori sono comuni, spiegati da tutti nel medesimo modo, ed altri, anche se li ho trovati citati solo da uno di essi, posso ritenere che non sarebbero smentiti dagli altri. Qualcuno può affermare che gli alieni hanno bisogno del nostro DNA, un altro che vogliono controllare l’umanità per imporre in futuro il loro dominio sul pianeta, un terzo che desiderano la nostra anima per ottenere la vita corporea eterna ecc. ma che un addotto veda un maggior numero UFO rispetto al resto delle altre persone, che abbia cicatrici inspiegabili, flashback… sono tutti d’accordo, all’unanimità. Quindi siamo ben sicuri: i “sintomi” dell’essere un rapito sono questi qui.

Abbiamo inserito anche molti esempi presi da ciò che negli anni gli addotti/eterizzati ci hanno raccontato personalmente, oppure inviato per diversi canali. In qualche caso abbiamo messo una testimonianza video presente on line. Leggete anche queste esperienze, mi raccomando, non sono scelte a caso: contengono informazioni utili. Ovviamente tutti gli esempi descritti sono anonimi, derivando ancora più svantaggi che vantaggi il dichiarare pubblicamente la propria condizione di addotto.

Anche molti esperti che la faccia ce l’hanno messa, col loro nome e cognome, affermano: “Non mi ha aiutato né nella carriera e né nella vita personale la mia passione per lo studio delle abduction, anzi…1. Anche per questo nostro documento, siamo sicuri, ci sarà chi avrà da ridire. Pazienza: siamo un’Associazione di temerari ed abbiamo già valutato che servisse a qualcuno più di quanto ci possano pesare certe critiche. Segnaliamo comunque che perché la ricerca vada avanti al meglio bisogna che ci sia un moto di ribellione collettivo verso chi ridicolizza e tenta di tappare la bocca ai ricercatori abduction ed agli addotti che raccontano le proprie esperienze. Gli alieni comandano a chi governa il mondo dietro le quinte di farci smettere di parlarne, e di affogare chi documenta seriamente tra centinaia di venditori di fuffa. Bisogna ribellarsi a tutto ciò: il ricercatore che oggi smette esasperato dai continui attacchi può esser quello che domani avrebbe potuto trovare una metodologia di liberazione ancora più efficace e veloce, o anche solo il modo atto ad eliminare al meglio una delle tante credenze limitanti che gli alieni inculcano negli addotti… e chissà quanti poteva aiutare se non così ostacolato.

Visto che mi leggeranno rapiti, mi preme fare un doveroso appunto anche sulla risoluzione del problema. Budd Hopkins è morto nel 20112, ed aveva annotato strategie davanti alle quali gli alieni si ritiravano, anche se purtroppo non era arrivato ad una vera e propria metodologia di liberazione completa e definitiva. Ma il padre della materia l’ha cercata con convinzione fino all’ultimo, ritenendo un sopruso quello che questi esseri facevano ai rapiti. “Non ce lo hanno chiesto se potevano farci queste cose, vanno fermati”, diceva. Il Professor Jacobs riflette che se il progetto alieno è tenuto segreto, a rigor di logica dovrebbe esserci un modo a noi possibile per bloccarlo, altrimenti gli extraterrestri non si sarebbero dati così da fare per rendere inaccessibili alle vittime i ricordi dei rapimenti, e nascondersi come meglio gli riusciva, per primi proprio agli addotti. La Dottoressa Karla Turner nei primi anni ’90 scriveva che vedeva diversi rapiti riuscire a porre fine alle ingerenze aliene nei loro confronti, e riteneva che ci fosse qualcosa nella specie umana che si stesse sviluppando per bloccare le adduzioni3. Il Professor Corrado Malanga ha lavorato molto dagli anni 2000 sulle metodologie atte a conseguire la liberazione degli addotti4. Come Associazione potete trovare tutte le nostre scoperte sulla liberazione e la nostra tecnica pubblicate sul PDF Percorsi di Liberazione. Il Piano Psicologico sugli Addotti e le vie per uscirne, scaricabile gratuitamente su www.operatoriperaddotti.org . Sono migliaia le persone che affermano al momento di essersi liberate in Italia e nel resto del mondo. Mi sento di consigliare a chi si trovi coinvolto in simili vicende di non disperare, ma adoperarsi affinché l’ultima volta che è stato rapito… resti l’ultima in assoluto. Forza e coraggio, si può fare. E mi fermo sull’argomento “liberazione”, trattando questo documento di un’altra parte del fenomeno, ovvero la prima importantissima fase in cui si tenta di capire che cosa è successo nella propria vita.

Altra premessa la faccio perché abbiamo usato anche materiale del Dottor John Mack, che riteneva i rapimenti un modo per far evolvere l’umanità adoperato consapevolmente dagli alieni, e quindi non propendeva per volerli bloccare. Io personalmente invece credo, come tutti gli altri esperti, che abbiamo a che fare con esseri (non demoni quindi, e nemmeno angeli) che ci usano per i propri scopi, utili solamente a loro, e che la crescita di coscienza che molti avvertono sia un effetto diciamo “collaterale”. Ma John Mack era uno Psichiatra bravissimo, ed una persona assolutamente onesta, che quando ha trovato analizzando gli addotti dati che andavano in contrasto con le proprie teorie ha preferito cambiarle, affermando: “Questi soggetti non sono malati di mente, parlano di esperienze che hanno vissuto davvero”. Le pagine del Dottore su cosa prova un essere umano quando lo rapiscono gli alieni, sui traumi che si creano, sulle paure, su come cambia la visione del mondo di conseguenza, sono le più buone in assoluto che ho letto sull’argomento. Stando così le cose, nel redigere questa ricerca abbiamo utilizzato anche i suoi studi ritenendoli preziosi, se pur le sue conclusioni andassero in altre direzioni dalle mie idee e da quelle degli altri esperti che hanno realizzato questo studio, ma davvero non credo che nessuno studioso dell’argomento avrebbe da ridire sulla sua analisi della psicologia dell’addotto.

Pubblichiamo questo libro nella speranza di dare una mano a chi vuole capire che cosa è successo nella propria vita, ed agli appassionati che magari conoscendo queste informazioni saranno utili nel loro cammino a qualcun altro, con la ferma convinzione che andare oltre la riflessione sulle mere proprie esperienze sia basilare per un addotto. Karla Turner diceva che se tutto quel che avesse saputo si fosse limitato solo a quello che viveva in prima persona, si sarebbe fatta un’idea ben diversa del fenomeno, e nella propria ignoranza sarebbe stata molto più vulnerabile alle manipolazioni aliene ed alle illusioni che lei stessa poteva farsi sui rapimenti. Un grosso augurio a tutti gli addotti ed eterizzati di trovare il coraggio di prendere in mano la propria vita.

Organizzazione delle informazioni

Impostando il lavoro per essere letto da chi parte da zero, abbiamo cercato di spiegare tutto con una certa propedeuticità, fornendo prima il quadro generale in cui poi inserire i successivi “sintomi”. Abbiamo iniziato rispondendo a domande del tipo: “Che cos’è un alieno? che cosa avviene durante un rapimento alieno? ma perché gli alieni farebbero questo? quanti sono gli addotti? quando iniziano e finiscono i rapimenti nella vita di un addotto?” ecc. Successivamente abbiamo esposto i 100 fattori che spesso caratterizzano la vita di un rapito, presentando subito all’inizio quelle situazioni che sono ritenute maggiormente significative, e più diffuse, dagli esperti del fenomeno. Per questo non abbiamo organizzato le informazioni strettamente per tipologia, come avremmo potuto (es. per sintomi fisici, psicologici, nell’ambiente ecc.). Con le successive invece ci abbiamo provato a raggrupparle per similarità, ma era essenziale secondo noi far leggere per primi i punti in cui un addotto generalmente si ritrova. Diciamo “generalmente” perché nella casistica si nota che i rapiti non sono positivi a tutti, uno per uno, i segni che si attribuiscono a chi ha vissuto queste esperienze, anche se ne troviamo abbastanza nelle loro vite dal poterli identificarli con sicurezza. Il progetto alieno mira palesemente in prima istanza a cercare di non far accorgere il soggetto delle operazioni che su di lui si stanno eseguendo, ma non può fermare quel che l’inconscio del rapito gli segnala attraverso incubi, paure, e flashback, inoltre, dovendo questi esseri somministrare sempre agli addotti un certo grado di stranezze per far alzare la loro soglia di tollerabilità alle stesse, e non essendo infallibili, nella pratica si ritrovano sempre piccoli e grandi “sintomi” del loro operato.

Parliamo di “sintomi”, perché effettivamente è la parola che chi non conosce l’argomento più ricerca quando vuole informazioni su che cosa caratterizza un addotto. Su google per chiavi di ricerca digitano proprio: “sintomi rapimenti alieni”. Per venire incontro a queste persone e fare recuperare in modo agevole il materiale, che è quel che più ci preme, usiamo tale vocabolo anche nel titolo del documento, ma ci interessa sottolineare altrettanto che non è un termine consono: gli addotti non sono malati, non c’entrano nulla le malattie. L’adduzione, per quanto tragica sia, resta comunque una esperienza.

Veramente personalmente non mi piace nemmeno il termine “addotto” che, come dice il Professor Jacobs, marchia un soggetto attribuendogli qualcosa di “altro” rispetto alle persone comuni, quando in genere quelli di cui parliamo son individui normali, sani di mente, che studiano, lavorano, che hanno famiglie, e che non si riconoscono dall’esterno per qualche stigmate che hanno addosso. Senza sapere che affermano di essere dei rapiti, chi li ha intorno non li identifica come addotti, né uno Psicologo o Psichiatra a cui si richieda di stilare un profilo psicologico trova patologie ai test psicodiagnostici che valutano la sanità mentale, al massimo vengono rilevati i segni dello stress post traumatico. In pratica si tratta di soggetti che hanno solo la sfortuna di essere nati in una linea di discendenza dove il problema è presente da generazioni, ed anche se è vero che ci sono esperti di adduzioni che danno una lettura coscienziale di questo percorso, di sicuro i rapiti non sono da vedere come una categoria di super uomini o all’opposto, come appestati da scacciare. Personalmente eviterei quindi di ritenerli prescelti dagli dei, ma anche di usare la parola addotto come insulto, e purtroppo in Italia ho visto fare entrambe le cose, mettendo un ulteriore carico psicologico su quello che già vivono questi soggetti. Diciamo che gli addotti sono persone che subiscono delle intrusioni aliene nelle loro vite, e si parla quindi propriamente di esperienze che dovrebbero per questo aver vissuto, e di segni fisici che possono riportare dai rapimenti.

Mi preme specificare ai miei lettori anche un’altra cosa importante: la valutazione di positività al fenomeno viene sempre fatta su più informazioni, cercando di stilare un “quadro generale” potremmo dire, che acquista significato nel suo insieme. Vanno valutate le esperienze, i sogni, l’aspetto psicologico, i segni fisici, ecc. Vedere alieni intorno a sé una notte nell’addormentarsi, ad esempio, non esclude l’aver avuto realmente un’allucinazione ipnagogica5, e diventa significativo invece se si associa ad altri fattori.

Assolutamente consigliamo tutti gli esami medici e le visite che si ritenga utile fare, o che nel caso abbiano consigliato i Dottori. A tal proposito abbiamo messo anche un appello a Psicologi e Psichiatri, affinchè si informino dell’argomento e rendano più semplice agli addotti poter usufruire del loro aiuto, senza dover prima bypassare il terrore di sentirsi dare di pazzi, magari mentre sono in piena sindrome post traumatica da abduction, e non sanno davvero dove sbattere la testa.

Chiudiamo il libro con indicazioni su come reperire materiale di approfondimento ai temi trattati: per ognuno degli esperti indichiamo i testi di riferimento, un link ad una conferenza6, come trovare gli articoli in italiano che li riguardano, il sito ufficiale. Abbiamo aggiunto anche qualche altra informazione su argomenti che abbiamo citato e che ritenevamo potessero interessare ai nostri lettori, ad esempio abbiamo indicato 2 testi che sono utili in caso di dislessia7: uno che mira a correggerla, l’altro che indica i metodi e gli strumenti di compensazione.

Questo libro è scritto da 4 autori: Luciano Madon, Barbara Kürsch, Susanna Acquisti, e me. Di sicuro riconoscerete i diversi stili di scrittura, ma non abbiamo indicato chi ha scritto cosa: consideratelo un lavoro collettivo.

Gli esempi che abbiamo utilizzato

Accanto alle spiegazioni punto per punto abbiamo messo profusamente resoconti di addotti ed ex addotti che si riferivano a quel preciso argomento. Li troverete riportati in corsivo. Tutto quel che abbiamo usato viene da esperienze realmente vissute. Alle volte abbiamo scritto 1 solo rigo, estrapolando da ciò che ci diceva il rapito solo la frase a tema, altre abbiamo preferito mettere spezzoni di racconti più lunghi, che contenessero anche ulteriori informazioni, considerandole comunque utili a comprendere il quadro generale. Gli esempi vengono da una personale raccolta che feci per la mia tesi di laurea (dal titolo: “Qualcuno cerca di rubare la mia anima. Uno studio sui soggetti che si dichiarano interferiti da esseri di altri mondi”, che prima o poi pubblicherò), oppure da interviste e da ulteriori documenti che abbiamo continuato ad accumulare negli anni con l’Associazione Laris. Molti sono stati esposti senza alcuna modifica, su alcuni abbiamo proceduto ad una correzione meramente grammaticale, altri ancora li abbiamo un po’ riformulati perché il soggetto non era avvezzo a scrivere, al fine di renderli più comprensibili. Alle volte abbiamo anche trascritto dialoghi che sono disponibili in video pubblici, perché ci sembravano utili a far capire bene cosa stavamo spiegando, e nel caso abbiamo indicato il video. Non abbiamo utilizzato nulla di privato senza prima spiegare che avremmo pubblicato quel che ci veniva consegnato, ma è stato detto di volta in volta, quindi per alcuni di questi racconti si risale a diversi anni fa. Sono tutti totalmente anonimi, ma se un soggetto che se ne riconosce come autore avesse cambiato idea, e non ne volesse più la pubblicazione, si faccia vivo e provvederemo a levare il suo pezzetto dal PDF. Ci sentiamo di ribadirlo perché la tranquillità di un addotto o ex addotto viene prima di qualsiasi altra cosa. Devo dire però che in genere i rapiti sono persone che se possono dare una mano a far conoscere il problema, si dimostrano gentili e disponibili. Anzi ci tengo a far sapere a chiunque ci abbia mandato materiale che lo ringraziamo, maggiormente rispetto a se avessimo fatto una ricerca in un altro ambito, perché sappiamo bene che non è facile parlare di questi argomenti.

20/10/2019

Dott.ssa Serena Perfetti

1Le parole citate sono di David Jacobs, ma in tanti ricercatori potrebbero sottoscriverle. John Mack con un anno e mezzo di inchiesta ad Harvard ad esempio, del quale wilkipedia riporta: Mack descrisse l’investigazione come “kafkiana”: non venne mai informato molto dello status dell’indagine in corso, la natura delle lamentele dei suoi critici cambiava frequentemente, e la maggior parte delle loro accuse si dimostrarono prive di fondamento quando sottoposte a stretto scrutinio. E parliamo di un Professore di Psichiatria più che sessantenne vincitore di premi Pulitzer. https://it.wikipedia.org/wiki/John_Edward_Mack#Sottoposto_a_giudizio_professionale_dall’Universit%C3%A0_di_Harvard cons. 15/10/2019.

2 Purtroppo anche Karla Turner ci ha lasciati nel 1996 per un tumore, ed il Dottor Mack nel 2004 è stato investito da un ubriaco, morendo poco dopo. Sulla scomparsa di ambedue aleggia il sospetto si sia trattato di ben altro che semplice fatalità, anche se la famiglia dello Psichiatra si dice convinta che invece la perdita del loro congiunto sia stata solo una sfortunata disgrazia, capitata senza alcuna premeditazione. David Jacobs e Corrado Malanga sono al momento in pensione, e portano avanti i loro studi. Lo storico ha 77 anni, continua a seguire addotti con passione, e si sta concentrando sull’analisi del piano extraterrestre di controllo dell’umanità e conquista del pianeta. Il programma alieno procede a tappe, secondo il Professore, ed è arrivato al punto in cui ibridi del tutto simili a noi esternamente ma di mentalità e psicologia aliena stanno cercando di farsi istruire dai rapiti per integrarsi nella nostra cultura. L’esperto italiano invece oggi ha smesso di fare l’operatore, e si occupa di accrescimento di coscienza e della descrizione dell’universo. Si è interessato di questi temi partendo proprio dallo studio delle adduzioni, abbandonandolo man mano che ne comprendeva la portata “coscienziale”. Visto l’argomento di questo testo tutte le informazioni che lo riguardano appartengono alla prima parte della sua ricerca.

3 Se sopra ho dato dell’ex addotta alla Dott.ssa Turner è semplicemente perché non è possibile morire di cancro giovane se ancora riescono ad addurti, e lei annotava nei suoi scritti come alcune persone riuscissero a porre fine ai rapimenti perché si stava sviluppando qualcosa in esse che li bloccava. Secondo me non è morta ancora addotta.

4 È curioso come lo studio delle adduzioni si sia associato all’insegnamento: tutti e 5 gli esperti citati sono stati Professori. Karla Turner insegnò all’Università del Texas nell’area linguistica per più di 10 anni, Budd Hopkins in diverse Scuole d’Arte. Il ricercatore che per primo diffuse molte informazioni sui rapimenti alieni era un pittore e scultore rinomato, faceva parte di quella “Scuola di New York” che aveva reso la città un centro traboccante di creatività ed una capitale d’arte mondiale. Dagli anni 30-40 New York era diventata un polo d’attrazione per gli artisti che volevano rompere con la vecchia tradizione e sperimentare stili vicini alle più innovative tendenze europee: il cubismo, il bauhaus, il dadaismo, il surrealismo… Con la seconda guerra mondiale in Europa nelle loro creazioni si fa ancora più centrale la parte irrazionale ed oscura della natura umana, ed a molti piace leggere Jung e le sue teorie sull’inconscio collettivo. In questo clima di fermento creativo lavora Hopkins. Le opere d’arte del padre della materia sono ora esposte in maniera permanente in diversi musei americani.

5 L’allucinazione ipnagogica ed ipnopompica si ha quando un soggetto nell’addormentarsi o al risveglio ha una esperienza sensitiva assolutamente illusoria, per quanto a lui appaia reale, creata dal suo cervello. Se ne avete, vale la pena dirlo al Medico e sentire ciò che egli propone, alcune volte ho visto fare proseguire il paziente con controlli neurologici, ma in ogni caso di cui ho saputo com’è andata a finire le hanno sempre considerate “fisiologiche”, ed il soggetto se le è tenute, consapevole però che non si trattava di niente di grave, tranquillizzandosi.

6 Ho badato che fossero attivabili i sottotitoli in italiano.

7Assai comune tra gli addotti.